Il clima intorno alla Pro Patria resta incandescente. Mentre la società biancoblù corre contro il tempo per perfezionare l'iscrizione al campionato di Serie D — la scadenza è fissata per venerdì 10 luglio —, si sono susseguiti nelle ultime ore diversi episodi che testimoniano la tensione che avvolge l'ambiente. Ieri si è tenuto un incontro tra il sindaco Emanuele Antonelli e il neopresidente Giancarlo Travagin, mentre nei giorni scorsi lo stesso Travagin aveva reso pubblico un tentativo di aggressione subito nel tentativo di fare ingresso allo stadio Speroni.
A questo quadro si aggiunge ora la testimonianza di Patrizia Testa, che della Pro Patria è stata presidentessa fino a poco tempo fa. La donna ha formalizzato una denuncia presso il commissariato di Polizia di Stato di Busto Arsizio, in seguito a quanto accaduto domenica scorsa durante una sagra organizzata nel quartiere Buon Gesù. Secondo la ricostruzione fornita agli agenti, due persone — un padre e un figlio, stando alla sua testimonianza diretta — l'avrebbero pesantemente investita verbalmente, attribuendole la responsabilità della retrocessione del club. Testa sarebbe stata difesa sul momento da alcune delle persone presenti alla manifestazione. L'episodio potrebbe ora dare avvio ad accertamenti da parte dell'autorità giudiziaria.
È la stessa Patrizia Testa a ricostruire gli antefatti della vicenda, evidenziando come l'episodio di domenica non sia isolato ma si inserisca in un percorso di ostilità che si protrarrebbe da tempo: «C'è un dato oggettivo, certificato dalle denunce che ho sporto anche nei mesi scorsi - esordisce proprio Patrizia Testa come riportato da ilbustese.it - Da molto prima di Natale è iniziata una vera e propria campagna d'odio mirata contro la mia persona, guidata, a mio avviso, da precisi mandanti, uno dei quali ho già provveduto a denunciare. Quanto accaduto l'altra sera al Buon Gesù, dove mi trovavo semplicemente seduta al tavolo con amici, è solo l'ultimo tassello. Sono stata aggredita verbalmente da due persone, e so che uno di questi soggetti continua a offendermi sistematicamente sul web dandomi della "psicopatica". Io questo signore non so nemmeno chi sia, l'ho visto in faccia per la prima volta l'altra sera. Non capisco per quale motivo si debba fomentare questo livello di ostilità».
L'ex presidentessa ha poi voluto respingere con fermezza le responsabilità che le vengono attribuite in merito ai risultati sportivi negativi della stagione appena conclusa: «Le critiche di quest'anno sono state pesantemente strumentalizzate, soprattutto da chi non ha ottenuto attraverso di me la visibilità o i ruoli che pretendeva. Ci vedo un disegno preciso dietro tutto questo. Quando leggo la formula "disastro sportivo" associata unicamente al mio nome e cognome, provo un profondo sdegno. La verità è documentabile: io, dal primo luglio dello scorso anno, non ho preso alcuna decisione tecnica o di budget, lasciando piena autonomia a Finnat e al dottor Bassi. Anche l'ex direttore sportivo Turotti ha sempre confermato pubblicamente che io non ho mai interferito nelle scelte della squadra».
Chiamata in causa anche sulla trattativa che avrebbe dovuto coinvolgere la famiglia Di Caro e la società Varesina, Testa ha voluto chiarire la propria posizione, sottolineando come le decisioni non fossero nelle sue mani: «Le poche cose che ho deciso in questo anno e mezzo sono state tutte annientate, perché ha sempre deciso solo la minoranza. Per per quale motivo la Varesina non ha accettato di entrare? Perché volevano avere possibilità di decidere, come è giusto che sia per un socio di maggioranza. Mi prendo la responsabilità di quello che dico. Non è possibile colpire una persona che ha dato il proprio benessere e ha fatto sì che la Pro Patria potesse vivere tranquillamente per almeno 7 anni. Il mio direttore sportivo Turotti avrà avuto le sue colpe, ma è una persona perbene. Quello che è successo negli ultimi giorni, invece, è inqualificabile. Io, invece, chiedo ancora a tutti, anche al sindaco, di fare il possibile per iscrivere la Pro Patria.
Infine, mettendo in relazione quanto accaduto domenica al Buon Gesù con l'aggressione denunciata da Travagin venerdì davanti allo stadio Speroni, l'ex presidentessa si dice convinta dell'esistenza di un disegno comune dietro i due episodi: «Hanno un filo conduttore comune, manovrato da chi ha una attività ed è una persona adulta. Non capisco davvero il perché di questa violenza. Ribadisco poi, una volta per tutti, che Travagin mi è stato presentato e questa non è un'operazione costruita d'arte per spillare soldi al dottor Bassi. Non scherziamo!».
La vicenda, ora nelle mani degli inquirenti, si inserisce in un momento particolarmente delicato per il club, alle prese sia con le incombenze burocratiche legate all'iscrizione al campionato sia con un clima interno segnato da tensioni personali che sembrano tutt'altro che risolte.
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