Prosegue in casa Tento con la rubrica “A tu per tu con…” il viaggio all’interno del club per conoscere a trecentosessanta gradi chi, lontano dai riflettori, opera quotidianamente per il bene della società.
“Wish you were here”, letteralmente “Vorrei tu fossi qui”. Parole e musica sono dei Signori Waters e Gilmour, due monumenti della musica di tutti i tempi.
Nel nostro piccolo mondo calcistico il “tu” è la nostra squadra che batte bandiera gialloblù e il “qui” è un “luogo” sportivo definito “professionismo”.
D’altronde, pur essendo con i suoi 38 anni e mezzo il più giovane tra i Consiglieri d’Amministrazione, Mattia Valler è nato calcisticamente proprio con quel Trento che calcava i campi della serie C, con il “Briamasco” traboccante di tifosi e la Tribuna Sud in costante fermento.
Allora in via Sanseverino si respirava aria di grande calcio, le avversarie erano di spessore, dalla serie A e dalla serie B giungevano, in prestito, fior di giovani promesse. Insomma era il Calcio vero, con la “C” maiuscola.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, tantissima. Mattia Valler e cresciuto con il pallone tra i piedi (“ma non vado troppo fiero dei miei trascorsi da calciatore: settore giovanile al Fornace – racconta sorridendo – poi Allbiano, ancora Fornace, Calceranica e qualche stagione di calcio a 5. Il mio ruolo preferito? A destra, ma in panchina) e, soprattutto, intraprendendo un percorso lavorativo che l’ha portato, dopo il diploma di Perito Edile all’Istituto Tecnico Industriale, a lavorare prima con papà Alfredo (“ma non siamo durati troppo: non eravamo compatibili) e poi con la Grosselli Costruzioni.
Nel 2007 decide di mettersi in proprio assieme a Roberto e Marco, tutt’ora suoi soci, e i tre fondanto la Zdl Costruzioni: all’inizio si dedicano solamente ai massetti ma, con il passare degli anni, la ditta s’espande e oggi può contare una decina di dipendenti e, soprattutto, una poliedricità “totale” nel ramo delle costruzioni, dalle nuove costruzioni tradizionali a quelle in legno, dalle ristrutturazioni ai massetti, alla realizzazioni di massetti, cappotti, intonaci e cartongessi.
Cominciamo il viaggio nel tempo. Data: anni ’90, generico. Luogo: stadio “Briamasco”.
«Mi emoziono solo a pensarci. Da bambino mio papà mi portava sempre allo stadio: la partita al “Briamasco” della domenica era un appuntamento fisso, da vivere rigorosamente in Tribuna Sud. Noi eravamo l’unica famiglia in mezzo agli ultras e ai tifosi più caldi. Lì è nato l’amore per il Trento e per il nostro stadio. I ricordi sono tantissimi: il “Briamasco” strapieno per un Trento – Brescello nella stagione 19954 – 1995 e Max “Ruzen” Caliari in mezzo al campo. Oggi è il tecnico della nostra squadra Juniores, con cui sta dominando il campionato Elite dopo due splende stagioni in ambito nazionale, allora era il mio idolo. E poi mi ricordo i cori. Ce n’era uno dedicato ad un tale Cervellin, esterno di fascia destra: “Cervellin, Cervellin, sulla fascia va” cantavamo in Sud. Spettacolo».
L’amore per il Trento è nato in tenera età e poi, come in (quasi) tutte le storie a lieto fine, è arrivato un momento di crisi.
«Dalla Sud mi sono spostato in Tribuna Nord e poi, visti i soggetti che si sono succeduti negli anni alla guida della società, è venuta meno anche la voglia di “partecipare”, anche se un occhio ai tabellini e alle notizie l’ho sempre buttato. Certo, con enorme amarezza, perché faceva tanto male vedere il glorioso Calcio Trento ridotto in quelle condizioni. Sono un “malato” di calcio e, dunque, per qualche anno ho seguito più da vicino l’Alto Adige e poi…»
E poi?
«Il primo amore non si scorda mai. Quando ho visto che la nuova società era composta da persone rispettabili, serie e oneste, beh… sono tornato al “Briamasco” con enorme gioia e da quel momento è stata un’escalation di emozioni e il coinvolgimento è cresciuto, giorno dopo giorno. Ed eccoci qui».
Ecco, per l’appunto, siamo il recente passato, ovvero il momento in cui dal platonico l’amore è diventato concreto.
«Seguivo da tifoso le parole del nostro Presidente Mauro Giacca ed ero colpito dal suo amore per il Trento e da quello che stava facendo. Ho mandato un’e-mail perché volevo entrare a far parte del pool di partner e dare così concretamente il mio contributo alla causa. Beh, due ore dopo aver inviato quel messaggio ero già in ufficio da Mauro, che mi ha immediatamente travolto con il suo entusiasmo coinvolgente, con la sua umiltà, con sua la voglia di fare tante, tante cose, mantenendo però sempre i piedi ben ancorati al terreno. Abbiamo vissuto assieme tante trasferte al seguito della squadra e una notte, come sua consuetudine (in perfetto “stile” Agnelli, ndr), mi telefonò e andò dritto al punto, chiedendomi se volevo entrare a far parte del Consiglio d’Amministrazione».
Dica la verità: ci ha pensato dieci secondi o ne sono bastati due per rispondere “sì”.
«Per me è stata la realizzazione di un sogno, un onore immenso vista la stima che provo per Mauro come imprenditore e come persona e l’affetto che nutro per il Trento e i colori gialloblù. Forse qualcuno mi prenderà per matto, ma poco importa: quando percorro il tunnel dello stadio ed entro sul prato del “Briamasco” io mi sento come fossi a “San Siro” o al “White Hart Lane” di Londra. Ecco, il Trento, anche oggi che milita in Eccellenza, mi dà queste emozioni».
Andiamo sul concreto: quali sono i suoi compiti all’interno della società?
«Ho la fortuna di lavorare a stretto contatto con il Presidente e il Direttore Generale Fabrizio Brunialti e, dunque, mi piace poter contribuire alla causa a trecentosessanta gradi. Poi, nello specifico, sono Consigliere Delegato alla comunicazione, al marketing e ai rapporti con la tifoseria. Nello specifico sono il responsabile societario dell’Ufficio Stampa, collaboro con il Presidente nella gestione dei nostri numerosissimi partner commerciali con particolare attenzione alla cartellonistica dello stadio».
Il presente dice Eccellenza e il futuro?
«Prima di tutto, visto il difficile momento che sta attraversando il nostro Paese, spero che, quanto prima, tutto possa tornare alla normalità. Rientrare in campo significherebbe aver superato uno dei momenti più difficili della nostra storia e sarebbe uno splendido modo per ripartire. Chi sta lottando in prima linea merita tutta la nostra stima e il nostro appoggio e noi, “normali”, non possiamo far altro che restare a casa, rispettare le regole e fornire il nostro contributo alla causa. Io resto a casa e non vedo l’ora di riprendermi la mia vita, il mio lavoro e sentire finalmente quel triplice fischio che certificherà la nostra promozione: non vedo l’ora di scavalcare le recinzioni e correre nel prato del “Briamasco”. E spero in un grande futuro per la nostra Società: in primis per il Presidente, perché poche volte nella mia vita ho visto una persona dare così tanto per una cosa non propria, per la città, che non respira aria di calcio “che conta” da troppi anni e per i tifosi, nella speranza che i giovani possano vivere quelle emozioni che ho vissuto io stesso da bambino. Con il tempo e la costanza i risultati arriveranno e nessuno potrà negare che quello per il Trento non sia un grande amore. Magari “sospeso, ma ben saldo nel cuore e nella testa”. Nessuno è perfetto, nessuno nasce “imparato”, come diceva Totò, e chi non fa… non sbaglia: ciò che conta è fare sempre tesoro dei propri errori, ripartire da quelli e imparare, per l’appunto, dal passato. Il Tottenham, squadra della quale sono tifoso (ma meno del Trento, ve lo assicuriamo, ndr), ha un motto che ho fatto mio “Audere est facere”, ovvero “osare è fare”. Al Trento non ci manca quel pizzico di consapevole follia che è un ingrediente fondamentale per raggiungere i successi. Che, ne sono sicuro, arriveranno».
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