Ci sono stagioni in cui il risultato sportivo è solo la punta di un iceberg fatto di sacrifici, difficoltà e nervi saldi. È il caso del Carbonia targato 2025/2026. Se il verdetto del campo parla di un lusinghiero ottavo posto in Eccellenza e di una salvezza conquistata in anticipo, il dietro le quinte racconta una storia ben diversa, culminata a fine aprile con l'addio del direttore sportivo Sebastian Puddu.
Un divorzio figlio di una profonda crisi societaria, segnata dalle dimissioni (poi rientrate) del presidente Andrea Meloni e, soprattutto, dalla delicata questione degli stipendi arretrati. Puddu, tornato in estate spinto dall'amore per la piazza dopo le ottime annate in Serie D con la Costa Orientale Sarda (COS), ha scelto di farsi da parte, ma con un gesto raro nel mondo del calcio: si è esposto in prima linea per vigilare affinché giocatori e staff ricevano quanto pattuito.
Raggiunto in esclusiva dai microfoni di NotiziarioCalcio.com, l'ex diesse biancoblù ha fatto chiarezza sui motivi dell'addio, celebrando il "miracolo" sportivo dei suoi ragazzi e gettando lo sguardo verso un futuro che profuma di Coverciano e Interregionale.
La decisione di salutare una piazza amata come Carbonia non è mai facile, ma per Puddu è stata una questione di etica professionale. «È stata una scelta sofferta, perché il Carbonia per me rappresenta tanto a livello personale – confida il Direttore –. Però quando uno capisce che non ci sono i presupposti per fare le cose in modo serio e regolare, è meglio che non si rovini la reputazione, pur essendo una piazza da me tanto amata».
A pesare non sono state tanto le dimissioni del presidente Meloni (quelle poi sono rientrate), quanto le inadempienze economiche: «Ha pesato il fatto che non hanno mantenuto le promesse di inizio anno, soprattutto nei confronti dei giocatori. È vero che stanno risolvendo, ma tutt'oggi la situazione è ancora instabile. Per me questo è un principio fondamentale: non scendo a compromessi su quello che è dovuto ai giocatori. È la cosa più importante».
Nonostante la burrasca societaria, il Carbonia ha blindato la categoria. Un successo che Puddu divide con la dirigenza tecnica e, soprattutto, con lo spogliatoio. «Va dato grande merito ai ragazzi, che nonostante le difficoltà hanno pensato al campo più che alle questioni extracalcistiche. Tanto di cappello a loro». Un plauso esteso anche alla guida tecnica: «Io ero tornato per dare una mano al direttore generale Checco Fele, che aveva preso in mano la situazione con pochissimo tempo per fare la squadra. Insieme a mister Graziano Mannu è stato fatto un grande lavoro».
Costretto a operare con risorse limitate, Puddu ha puntato su una strategia di mercato ben precisa: «Ci siamo concentrati su giocatori che uscivano dal periodo di 'fuoriquota' in Serie D e scendevano in Eccellenza, giovani ma con un trascorso importante. L'operazione che mi rende più orgoglioso? Sicuramente Tomas Ponzo, un 2004 argentino che veniva da piazze come Barletta. Una vera e propria scommessa vinta».
Stimolato sull'argomento giovani, il diesse ha offerto una lucida e amara disamina sul movimento calcistico sardo rispetto al resto d'Italia: «Purtroppo il movimento giovanile in Sardegna sta male. I giovani non sono valorizzati a causa della poca concorrenza. Essendoci poche scuole calcio professionistiche e un bacino meno ampio, quelli bravi tendono un po' a lasciarsi andare. Ce ne sono di validi, per carità, ma sono penalizzati. Non è un caso che, quando si sale in Serie D, la maggior parte delle volte le squadre sarde debbano attingere dal 'continente' per trovare i fuoriquota».
Archiviata la parentesi Carbonia, il futuro di Sebastian Puddu è in rampa di lancio. Il lavoro di studio intrapreso durante l'anno sabbatico post-COS sta dando i suoi frutti. «Sto seguendo il corso di aggiornamento direttore sportivo. Ho appena superato l'esame che mi ha dato l'abilitazione a Coverciano, ora sto solo aspettando la data. Sono già 'dentro' all'esame, diciamo. Nel frattempo continuo a parlare con le società per valutare la soluzione migliore. Ho già avuto qualche richiesta dall'Interregionale, sia in Sardegna che fuori».
Le idee sono chiarissime: «Il mio obiettivo è crescere professionalmente. Questo corso è fondamentale per far sì che, se arriverò in alto, sarà perché ne avrò avuto tutto il diritto». E, viste le premesse umane e professionali, il ritorno in Serie D sembra solo questione di tempo.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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