«Abbiamo vinto la nostra Champions League. Ancora una volta». Con queste parole Antonio Gozzo, presidente della Virtus Entella, ha commentato la salvezza conquistata dalla società chiavarese, definendola «una delle imprese più belle della nostra storia».
Un messaggio che va oltre la semplice soddisfazione sportiva e si trasforma in una riflessione sul modello di club che l'Entella ha scelto di incarnare, in controtendenza rispetto alle logiche che sempre più governano il calcio professionistico italiano.
In un campionato di Serie B dove la competitività è spesso determinata dalla disponibilità finanziaria, la Virtus Entella ha portato a termine la stagione con una permanenza nella categoria che, secondo il presidente, assume il valore simbolico di qualcosa di molto più grande di un semplice obiettivo di classifica. «In un calcio sempre più competitivo e condizionato dalla forza economica, noi abbiamo scelto una strada coerente con la nostra identità: quella della serietà, della visione, dell'identità, dell'umiltà e del senso di responsabilità» ha scritto Gozzo nel suo messaggio alla comunità biancoceleste.
Il riconoscimento esplicito di operare con «risorse economiche inferiori rispetto a molte concorrenti» non viene presentato come attenuante, bensì come elemento che amplifica il merito del risultato. «Ma ci sono cose che nessun bilancio può misurare: il carattere, la fame, il coraggio e la forza del gruppo. E questa squadra ha dimostrato di avere tutto questo».
Il messaggio presidenziale è anche l'occasione per fare luce sulla struttura dirigenziale che governa il club. Gozzo ringrazia pubblicamente il figlio Augusto, definito figura capace di portare avanti «la gestione del club con passione autentica, equilibrio e grande senso di responsabilità», e il vicepresidente esecutivo Orazio Dell'Aversana, descritto come «figura preziosa e sempre presente, che ogni giorno mette competenza, discrezione e amore sincero al servizio di questi colori».
Un riconoscimento va anche ai direttori Matteazzi e Superbi, indicati come compagni di un «percorso fatto di sacrifici, difficoltà, intuizioni e scelte coraggiose».
Sul fronte tecnico, l'elogio è per mister Chiappella e per l'intero staff tecnico e medico, che secondo il presidente hanno «affrontato ogni ostacolo senza alibi, lavorando con professionalità, spirito di sacrificio e senso di appartenenza».
Particolare attenzione Gozzo la riserva ai giocatori, cui dedica parole che trascendono la dimensione puramente sportiva. «Grazie ai ragazzi. Prima ancora che calciatori, uomini veri. Uomini che hanno lottato uno accanto all'altro, che hanno sofferto, resistito e difeso questa maglia con orgoglio fino all'ultimo minuto».
Una concezione del calcio che mette al centro i valori umani e collettivi, in linea con la filosofia che il presidente attribuisce all'intera società, estesa anche al settore giovanile, definito «cuore pulsante del futuro dell'Entella». «Perché una società cresce davvero quando riesce a trasmettere valori, identità e senso di appartenenza alle nuove generazioni, formando prima uomini e poi calciatori» scrive Gozzo.
Tra i passaggi più significativi del messaggio presidenziale vi è il riconoscimento esplicito del lavoro svolto da chi opera lontano dai riflettori: «questa impresa appartiene anche a chi non compare nelle fotografie, a chi non finisce sotto i riflettori, a chi lavora ogni giorno lontano dagli applausi». Amministrazione, segreteria, biglietteria, comunicazione, marketing, gruppo stadio, magazzinieri e collaboratori vengono indicati come parte integrante di ciò che Gozzo chiama «la nostra straordinaria squadra degli invisibili», persone che «tengono viva questa società con dedizione, competenza e serietà».
La chiave di lettura dell'intera stagione, secondo il presidente, risiede nella dimensione comunitaria del club. «La Virtus Entella è questo. Una comunità vera. E quando una comunità resta unita, può compiere imprese che sembravano impossibili».
Gozzo conclude con una riflessione sul valore soggettivo di certe vittorie: «Questa salvezza resterà nel cuore di tutti noi. Perché certe vittorie non si misurano con le coppe. Si misurano con le lacrime trattenute, con gli abbracci a fine partita, con l'orgoglio di aver combattuto insieme senza mai arrendersi».
Un messaggio che arriva nel momento in cui il presidente si appresta ad entrare nel suo ventesimo anno alla guida del club, traguardo personale che rende ancora più significativa, a suo dire, la permanenza in quello che chiama «la nostra Champions League».
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