La Sampdoria saluta il campionato con una sconfitta. Al Mapei Stadium-Città del Tricolore, la Reggiana si è imposta per 1-0 sui blucerchiati in quella che era però una sfida già priva di implicazioni di classifica, con la salvezza conquistata nel turno precedente. Al termine del match, il tecnico Attilio Lombardo ha affrontato i microfoni in conferenza stampa, tracciando un bilancio sincero e carico di emozione di questi mesi alla guida della squadra genovese.
Sul piano del gioco, Lombardo non ha nascosto il rammarico per il risultato: "Spiace la sconfitta, al di là del fatto che ci siamo salvati la scorsa giornata, era una cosa che non volevo. La squadra ha mostrato qualcosa di buono, avevamo anche la partita sotto controllo ma è bastato un guizzo per far saltare tutto. Il ringraziamento va ai tifosi che fanno sempre sentire l'attaccamento che hanno".
Una gara condizionata anche da numerose assenze, che ha costretto l'allenatore a ricorrere a soluzioni inedite, tra cui l'adattamento di Palma nel ruolo di terzino destro. Nonostante le difficoltà, la risposta del gruppo ha convinto parzialmente il tecnico: "C'è stata grande volontà, qualcuno non si aspettava di giocare ma hanno risposto abbastanza bene. Un allenatore vuole che i giocatori incidano. Io mi aspetto sempre qualcosa in più da tutti, anche da chi ha giocato spesso e volentieri e ora ha avuto un calo fisico. E parlo di quei giocatori che nel mio percorso sono riusciti ad essere determinanti. Non cerco scuse anche se le mancanze sono state mancanze di un certo valore. Ho dovuto inventarmi qualcosa e far giocare Palma terzino destro però la squadra tutto sommato ha risposto".
Il tema più atteso della conferenza era inevitabilmente quello legato al suo futuro sulla panchina doriana. Lombardo, subentrato in corsa in una situazione delicata, ha rimandato la questione alle sedi opportune: "Il mio futuro è lunedì e martedì quando faremo dei test e saremo a Bogliasco. Non solo so. Ma queste sono domande da fare alla società. Il mio compito non so se l'ho fatto bene ma ho portato a termine l'obiettivo di questa squadra. Non spetta a me decidere".
Incalzato sul tema, ha però lasciato trasparire un legame profondo con i colori blucerchiati: "Dopo esserci salvati non so dare una risposta definitiva. Di quelli del 1991 sono stato il primo ad esser stato allenatore della Sampdoria. Godrei molto se ci fosse la disponibilità ma sono contento e fiero che mi è capitato ad una certa età. Ho un passato da collaboratore ma posso dire che chi pensava che il sottoscritto non potesse fare l'allenatore l'ho fatto ricredere".
Sul contratto in essere e su un'eventuale permanenza in un ruolo diverso, Lombardo ha precisato: "Sapete quale sia il contratto mio con la società, non chiudo le porte. Loro devono decidere e io avrò la mia da dire, perché comunque ho due anni di contratto. Non sono stati due mesi e mezzo semplici. Io mi portavo il fardello di averci messo la faccia. Qualcuno si è fatto pubblicità ma poi la faccia non ce l'ha messa".
Il tecnico ha poi ripercorso con visibile emozione le tappe più significative di questa avventura, a partire dal suo esordio sulla panchina doriana, quando la situazione era tutt'altro che semplice: "Mi viene in mente la mia prima partita che non è mai facile. Venivamo da una contestazione a Frosinone dopo una sconfitta per 3-0 e quello che mi rimane dentro è la mia prima riunione tecnica prima del Venezia. Ho disegnato su un foglio bianco un grande cuore e dentro questo cuore ho messo tutti i nomi dei giocatori della Sampdoria. La prima cosa che ho detto è che tutti noi dobbiamo rimanere dentro questo cuore".
Un gesto simbolico che ha raccontato lo spirito con cui Lombardo ha intrapreso questa sfida, accettata quando in pochi ci credevano: "Tornando indietro ad una settimana fa, la cosa più bella ed irripetibile è passare quei momenti che in genere passi da giocatore. Io li ho passati ma non ho mai sentito scandire così il mio nome da tutto lo stadio. E' stato da brividi. Questa è la figura più bella che porterò con me per tutto il resto della vita."
E a chi allora lo scoraggiava, Lombardo risponde oggi con i fatti: "Torno indietro ai tanti messaggi quando ho accettato questo passaggio: 'Chi te lo fa fare?'. Ed eccomi qua a raccontare una storia a lieto fine".
Guardando al futuro della Sampdoria, Lombardo ha indicato quale debba essere il filo conduttore per chiunque raccoglierà il suo testimone: "Il messaggio che deve passare a chiunque arriverà è far sentire il senso di appartenenza a questa maglia. Questa maglia non deve pesare ma girare con onore per tutta l'Italia".
La conferenza stampa si è chiusa con un lungo e sentito elenco di ringraziamenti, testimonianza di un percorso costruito sulla coesione collettiva. Lombardo ha voluto citare uno ad uno collaboratori e figure di riferimento: da Giovanni Invernizzi ad Andrea Mancini, passando per Fredberg, definito "parte di questa società", fino a Nicola Pozzi, "che ha avuto il sentimento di rimanere con me quando aveva l'opportunità di salutare visto che lui era un collaboratore del tecnico precedente." Un pensiero speciale è andato poi al reparto medico, ai massaggiatori, alla stampa, ai cuochi, all'autista, al personale di sede, agli addetti allo stadio di Marassi, ad Ariaudo, al custode Roberto e alla nutrizionista del club: "È stato difficile per tutti. Non dimentico i dottori e gli ortopedici. Non avessi avuto il loro supporto, non saremo riusciti a raggiungere questo risultato".
Una stagione che si chiude con un ko sul campo ma con l'obiettivo centrato e, soprattutto, con una storia umana che difficilmente verrà dimenticata dalle parti di Genova.
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