Inferno a Beirut: due esplosioni nella zona del porto. Oltre 3.700 feriti e 70 morti

04.08.2020 23:47 di Nicolas Lopez   Vedi letture
Fonte: repubblica.it
Inferno a Beirut: due esplosioni nella zona del porto. Oltre 3.700 feriti e 70 morti

Disastro senza precedenti nella Capitale libanese. Si contano almeno 70 morti e oltre 3.700 feriti, secondo un primo bilancio ancora provvisorio della deflagrazione fornito dal Ministro della Sanità. L'esplosione è avvenuta nel tardo pomeriggio nel porto di Beirut e sulle cause regna ancora l'incertezza. Il numero delle vittime potrebbe comunque aumentare, a giudicare anche dalle immagini diffuse dai social media e dalle televisioni che mostrano persone rimaste intrappolate sotto le macerie di edifici crollati. Un testimone che vive sulle colline a est della capitale, alcuni chilometri dal porto, ha riferito all'Ansa che lo spostamento d'aria è stato talmente potente da far saltare tutte le placche delle prese di corrente nella sua abitazione.

In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell'alto edificio di Electricité du Liban, l'ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per trarli in salvo. Sull'autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti.  Anche all'aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all'aerostazione sono evidenti
 

 

La Croce Rossa Libanese ha rivolto un appello urgente per chiedere sangue. Alcuni testimoni riferiscono inoltre di cadaveri in strada, ma al momento non sono state fornite cifre ufficiali sulle vittime.

Farnesina, attivata l'unità di crisi

Tra i feriti ci sarebbe anche un militare italiano che non è grave, è il caporal maggiore Roberto Caldarulo, del battaglione Gestione Transiti (RSOM) di Bari, mentre altri sono sotto osservazione in stato di choc. Lo apprende l'Ansa da fonti qualificate, secondo cui i militari fanno parte di un'unità del contingente italiano in Libano. La Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi e l'Ambasciata in Libano, si è attivata per "prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione". Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

Il ministro ha annunciato lo stato di emergenza in tutti gli ospedali della capitale. Dopo la potente esplosione che ha sconvolto Beirut, il presidente libanese Michel Aoun ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio nazionale di Difesa. Lo riferisce l'agenzia di stato, Nna.

Al Jazeera: "nave civile italiana distrutta"

La tv Al Jazeera, ha intervistato Vincenco Orlandini, 69 anni, membro dell'equipaggio di una nave civile italiana, la Regina d'Oriente, attraccata vicino al luogo dell'esplosione. Era coperto di sangue dopo che l'esplosione lo ha lanciato attraverso una cabina della sua nave, mentre diverse persone a bordo sono state ferite e portate in ospedale, ha detto Azhari.
"Ho sentito l'esplosione e sono volato sul lato opposto della lobby. Sono atterrato sul tappeto e sono stato fortunato perché penso che mi abbia salvato. La nave è completamente distrutta: le cabine, il salone, tutto". Ha detto Orlandini.

La dinamica

Ancora non è chiara la dinamica degli eventi. Secondo quanto riporta una fonte locale, la prima esplosione accidentale sarebbe partita da una nave che trasportava un carico di fuochi d'artificio. Da qui si sarebbe innescata una seconda esplosione più grande in un deposito chimico. Ora una nuvola gigantesca sovrasta la città e gli abitanti sono in fuga.  Secondo il canale televisivo panarabo Al Mayadeen la violenta esplosione è stata sentita anche a Cipro, e a 240 chilometri di distanza.

La nube tossica

Il ministro dell'interno del Libano, Mohamed Fehmi, ha dichiarato ai giornalisti che l'esplosione al porto sarebbe stata causata "dal nitrato di ammonio, immagazzinato in grande quantità". Le dichiarazioni confermerebbero le notizie circa la formazione di una nube tossica, riconducibile a una sostanza chimica, segnalata dai residenti di Beirut. Anche una testata libanese, al Mayadeen, riporta di un deposito di sostanze chimiche, in particolare il benzene.

L'ipotesi dell'intelligence

Una delle ipotesi che più fonti di intelligence occidentali formulano come causa della devastante esplosione al porto di Beirut, è che l'esplosione non sarebbe stata provocata da un deposito di fuochi di artificio o da un vasto quantitativo di nitrato di ammonio, come riferito dal ministro dell'Interno libanese Mohamed Fehmi, ma da un deposito di armi di Hezbollah, le milizie sciite libanesi filo iraniane. Dai video che giungono dalla zona è possibile costatare la totale devastazione dell’area. In un video si notano numerose deflagrazioni minori prima dell’enorme esplosione sopra la quale si è diffusa una gigante nube a fungo che domina gli edifici della città. Secondo l’agenzia turca Andalu, un palazzo di tre piani nelle vicinanze è crollato  e vi sono persone bloccate sotto le macerie.  Fonti libanese riportano che poco prima dell’esplosione e non lontano dal porto, l’ex primo ministro Saad Hariri stava tenendo una serie di incontri con alti ufficiali, tra cui il Capo di stato maggiore. La seconda esplosione, sarebbe avvenuta nei pressi dell’abitazione dell’ex premier, che non è stato coinvolto dall’esplosione e sta bene, secondo quanto riportato da Lbci

Il segretario generale del partito Kataeb, Falangi Libanesi, un partito nazionalista e cristiano maronita, Nizar Najarian è stato colpito alla testa durante l'esplosione ed è morto poco dopo. Il deputato Nadim Gemayel ha riportato un trauma cranico ed è tra le centinaia di persone ricoverate all'ospedale dell'Hotel Dieu. Anche Tarek Merhebi, deputato di Movimento il Futuro, è stato ferito ed è stato ricoverato presso l'ospedale di Clemenceau. 

Fonti israeliani qualificate, citate da Reuters, hanno sottolineato che Israele non ha alcun legame con le esplosioni avvenute al porto di Beirut.
Anche Hezbollah ha dichiarato che la deflagrazione non è stata causata da missili. Nel Paese vi è tensione in vista della pubblicazione venerdì del verdetto del Tribunale speciale per il Libano sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, padre di Saad, ucciso a Beirut il 14 febbraio del 2005 assieme ad altre 21 persone. Il processo vede imputati quattro membri di Hezbollah con l’accusa di "complotto a fini terroristici e omicidio preterintenzionale". Ieri era stato annunciato che mercoledì sera Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, avrebbe tenuto un discorso dal suo bunker nella Dahiyeh, la roccaforte del Partito di Dio a Beirut, probabilmente per commentare gli avvenimenti dell’ultimo periodo, tra cui anche l’alta tensione al confine con Israele per un tentativo di attentato sventato dall’esercito israeliano la settimana scorsa, ma negato da Hezbollah.

 
TEL AVIV - Disastro senza precedenti nella Capitale libanese. Si contano almeno 70 morti e oltre 3.700 feriti, secondo un primo bilancio ancora provvisorio della deflagrazione fornito dal Ministro della Sanità. L'esplosione è avvenuta nel tardo pomeriggio nel porto di Beirut e sulle cause regna ancora l'incertezza. Il numero delle vittime potrebbe comunque aumentare, a giudicare anche dalle immagini diffuse dai social media e dalle televisioni che mostrano persone rimaste intrappolate sotto le macerie di edifici crollati. Un testimone che vive sulle colline a est della capitale, alcuni chilometri dal porto, ha riferito all'Ansa che lo spostamento d'aria è stato talmente potente da far saltare tutte le placche delle prese di corrente nella sua abitazione.

In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell'alto edificio di Electricité du Liban, l'ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per trarli in salvo. Sull'autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti.  Anche all'aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all'aerostazione sono evidenti
 
 
La Croce Rossa Libanese ha rivolto un appello urgente per chiedere sangue. Alcuni testimoni riferiscono inoltre di cadaveri in strada, ma al momento non sono state fornite cifre ufficiali sulle vittime.

Farnesina, attivata l'unità di crisi

Tra i feriti ci sarebbe anche un militare italiano che non è grave, è il caporal maggiore Roberto Caldarulo, del battaglione Gestione Transiti (RSOM) di Bari, mentre altri sono sotto osservazione in stato di choc. Lo apprende l'Ansa da fonti qualificate, secondo cui i militari fanno parte di un'unità del contingente italiano in Libano. La Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi e l'Ambasciata in Libano, si è attivata per "prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione". Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

Il ministro ha annunciato lo stato di emergenza in tutti gli ospedali della capitale. Dopo la potente esplosione che ha sconvolto Beirut, il presidente libanese Michel Aoun ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio nazionale di Difesa. Lo riferisce l'agenzia di stato, Nna.

Al Jazeera: "nave civile italiana distrutta"

La tv Al Jazeera, ha intervistato Vincenco Orlandini, 69 anni, membro dell'equipaggio di una nave civile italiana, la Regina d'Oriente, attraccata vicino al luogo dell'esplosione. Era coperto di sangue dopo che l'esplosione lo ha lanciato attraverso una cabina della sua nave, mentre diverse persone a bordo sono state ferite e portate in ospedale, ha detto Azhari.
"Ho sentito l'esplosione e sono volato sul lato opposto della lobby. Sono atterrato sul tappeto e sono stato fortunato perché penso che mi abbia salvato. La nave è completamente distrutta: le cabine, il salone, tutto". Ha detto Orlandini.

La dinamica

Ancora non è chiara la dinamica degli eventi. Secondo quanto riporta una fonte locale, la prima esplosione accidentale sarebbe partita da una nave che trasportava un carico di fuochi d'artificio. Da qui si sarebbe innescata una seconda esplosione più grande in un deposito chimico. Ora una nuvola gigantesca sovrasta la città e gli abitanti sono in fuga.  Secondo il canale televisivo panarabo Al Mayadeen la violenta esplosione è stata sentita anche a Cipro, e a 240 chilometri di distanza.

La nube tossica

Il ministro dell'interno del Libano, Mohamed Fehmi, ha dichiarato ai giornalisti che l'esplosione al porto sarebbe stata causata "dal nitrato di ammonio, immagazzinato in grande quantità". Le dichiarazioni confermerebbero le notizie circa la formazione di una nube tossica, riconducibile a una sostanza chimica, segnalata dai residenti di Beirut. Anche una testata libanese, al Mayadeen, riporta di un deposito di sostanze chimiche, in particolare il benzene.

L'ipotesi dell'intelligence

Una delle ipotesi che più fonti di intelligence occidentali formulano come causa della devastante esplosione al porto di Beirut, è che l'esplosione non sarebbe stata provocata da un deposito di fuochi di artificio o da un vasto quantitativo di nitrato di ammonio, come riferito dal ministro dell'Interno libanese Mohamed Fehmi, ma da un deposito di armi di Hezbollah, le milizie sciite libanesi filo iraniane.



Dai video che giungono dalla zona è possibile costatare la totale devastazione dell’area. In un video si notano numerose deflagrazioni minori prima dell’enorme esplosione sopra la quale si è diffusa una gigante nube a fungo che domina gli edifici della città. Secondo l’agenzia turca Andalu, un palazzo di tre piani nelle vicinanze è crollato  e vi sono persone bloccate sotto le macerie.  Fonti libanese riportano che poco prima dell’esplosione e non lontano dal porto, l’ex primo ministro Saad Hariri stava tenendo una serie di incontri con alti ufficiali, tra cui il Capo di stato maggiore. La seconda esplosione, sarebbe avvenuta nei pressi dell’abitazione dell’ex premier, che non è stato coinvolto dall’esplosione e sta bene, secondo quanto riportato da Lbci

Il segretario generale del partito Kataeb, Falangi Libanesi, un partito nazionalista e cristiano maronita, Nizar Najarian è stato colpito alla testa durante l'esplosione ed è morto poco dopo. Il deputato Nadim Gemayel ha riportato un trauma cranico ed è tra le centinaia di persone ricoverate all'ospedale dell'Hotel Dieu. Anche Tarek Merhebi, deputato di Movimento il Futuro, è stato ferito ed è stato ricoverato presso l'ospedale di Clemenceau. 

Fonti israeliani qualificate, citate da Reuters, hanno sottolineato che Israele non ha alcun legame con le esplosioni avvenute al porto di Beirut.
Anche Hezbollah ha dichiarato che la deflagrazione non è stata causata da missili.



Nel Paese vi è tensione in vista della pubblicazione venerdì del verdetto del Tribunale speciale per il Libano sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri, padre di Saad, ucciso a Beirut il 14 febbraio del 2005 assieme ad altre 21 persone.  Il processo vede imputati quattro membri di Hezbollah con l’accusa di "complotto a fini terroristici e omicidio preterintenzionale". Ieri era stato annunciato che mercoledì sera Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, avrebbe tenuto un discorso dal suo bunker nella Dahiyeh, la roccaforte del Partito di Dio a Beirut, probabilmente per commentare gli avvenimenti dell’ultimo periodo, tra cui anche l’alta tensione al confine con Israele per un tentativo di attentato sventato dall’esercito israeliano la settimana scorsa, ma negato da Hezbollah.
Nel porto di Beirut, sono ancorate anche unità navali dell'Unifil, la forza dell'Onu di interposizione al confine tra il Libano e Israele. "Una di queste sarebbe stata distrutta dall'esplosione, lasciando feriti anche gravemente alcuni militari delle forze di pace navali". E' quanto si apprende da Unifil che sta trasportando i feriti negli ospedali più vicini per le cure mediche. L'Unifil "sta attualmente valutando la situazione, compresa la portata dell'impatto sul personale dell'Unifil".

L'accesso all'area è al momento molto difficile e l'Unifil cerca di raggiungere lo scalo con l'ausilio di elicotteri. Non si hanno per ora notizie sulla situazione degli equipaggi. Lo apprende l'ANSA da fonti informate
 

Conte: "Faremo il possibile per sostenere la popolazione",  "per connazionali monitoro con difesa e Farnesina"

"Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L'italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con il ministero degli affari esteri e il ministero della difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali". Così in un tweet il premier Giuseppe Conte in seguito alla doppia esplosione che ha colpito nel pomeriggio la capitale libanese.

Di Maio: "L'italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico".

"I nostri pensieri", ha scritto in un tweet il Ministro degli Esteri, vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione".