La Corte di Giustizia Europea ha respinto il progetto di Superlega, il campionato dei club ricchi proposto da Florentino Perez (Real Madrid), Andrea Agnelli (Juventus) e Joan Laporta (Barcellona). L'avvocatura generale della Corte ha affermato che le norme della UEFA non violano il diritto alla concorrenza, poiché servono a tutelare i valori dello sport. La causa, che ha coinvolto interessi miliardari del mondo del calcio, è stata lanciata nel 2021 ma il progetto è durato meno di una notte a causa delle proteste dei tifosi e della politica europea.
Dopo che tutte le società coinvolte nel progetto di Superlega, tranne quelle di Perez, Agnelli e Laporta, si sono ritirate, la A22 Sports Management, proprietaria dei diritti del nuovo torneo, ha continuato a riorganizzarsi e ha presentato ricorsi per cercare di arrivare davanti alla Corte europea. I secessionisti speravano di poter sconfiggere la UEFA sul piano giudiziario, facendo affidamento sul diritto comunitario e sul diritto alla libera concorrenza.
La notizia non è solo che il primo parere dell'avvocatura generale sulla Superlega sia stato rilasciato, ma anche che è stato molto più deciso del previsto. In precedenza, si pensava che l'istruttoria sarebbe stata piuttosto vaga e avrebbe sottolineato l'importanza sia della UEFA che della concorrenza. Invece, il parere scritto dall'avvocato generale, Athanasios Rantos, non lascia dubbi: la UEFA ha ragione e la Superlega ha torto. La notizia ha un impatto significativo sull'intero mondo del calcio, poiché il futuro del sistema dipendeva da questa sentenza.
“Sebbene l’ESLC – si legge nel documento – sia libera di istituire la propria competizione calcistica indipendente al di fuori dell’ecosistema della Uefa e della Fifa, tuttavia essa non può, contemporaneamente all’istituzione di una competizione siffatta, continuare a partecipare alle competizioni calcistiche organizzate dalla Fifa e dalla Uefa senza la previa autorizzazione di tali federazioni”. In base alla premessa fornita dall'avvocatura generale, la UEFA e le federazioni calcistiche hanno l'arma più potente a loro disposizione: l'esclusione delle squadre aderenti alla Superlega dai campionati nazionali e, in alcuni casi, anche dei loro giocatori da competizioni europee e mondiali. Inoltre, l'avvocatura generale ha autorizzato anche le sanzioni che la UEFA aveva inizialmente imposto, ma poi ritirato a causa della paura di ricorsi.
Il presidente Ceferin è vendicativo e sembra impaziente di punire Juventus, Real Madrid e Barcellona per aver partecipato al tentativo di creare una Superlega europea. Ciò potrebbe portare a un'esclusione di queste squadre dalle competizioni europee. Chiara anche la conclusione: “Il solo fatto che lo stesso ente svolga nel contempo le funzioni di regolatore e di organizzatore di competizioni sportive (l’accusa principale mossa alla Uefa, nda) non implica, di per sé, una violazione del diritto della concorrenza… Tali restrizioni possono essere giustificate da obiettivi legittimi connessi alla specificità dello sport. In siffatto contesto, l’esigenza di un sistema di previa autorizzazione può risultare appropriata e necessaria a tal fine, tenuto conto delle particolarità della competizione prevista”.
Un parere molto netto contro la Superlega è stato espresso non solo dalla Uefa e dalle Federazioni nazionali, ma anche dai governi degli Stati membri e dalla Commissione Ue. Oltre alla politica, ciò che conta è il diritto e sembra che il ruolo istituzionale di Uefa e Fifa come garanti della struttura piramidale dello sport sia stato finalmente stabilito. È importante ricordare che questo parere non è vincolante e rappresenta solo l'atto preparatorio della sentenza, che dovrebbe arrivare tra marzo e aprile 2023. La maggior parte dei giudici segue le indicazioni dell'avvocatura, quindi anche se un ribaltone è sempre possibile, oggi sembra improbabile. La Superlega non è ancora morta, ma questo parere assomiglia molto a una pietra tombale su un progetto che, a parte forse alcuni presidenti incapaci e indebitati, probabilmente non sarà sentito come una perdita.
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