Gianluigi Buffon torna a far sentire la sua voce in difesa della Nazionale italiana. Il capo delegazione degli Azzurri ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport in cui affronta con passione e lucidità i temi caldi del momento, dal sorteggio alle pressioni mediatiche, fino al ruolo del commissario tecnico Gennaro Gattuso.
L'ex portiere campione del mondo si concentra innanzitutto sulle prospettive del cammino della squadra, con particolare attenzione alla possibilità di disputare un'eventuale finale in trasferta. "In partite così ogni aiuto conta e il pubblico dà una grandissima mano. E la paura attanaglia, non tifa giocare: ci vuole invece il giusto rispetto, tenendo ben presente che per arrivare alla finale bisogna passare per la semifinale... Serviranno autostima e convinzione", afferma Buffon, sottolineando l'importanza di mantenere i piedi per terra e di affrontare un passo alla volta il percorso verso l'obiettivo.
Ma è sul fronte del sostegno alla squadra che Buffon esprime le sue considerazioni più sentite, lanciando un vero e proprio appello al pubblico e ai media. "I ragazzi vogliono anche essere apprezzati, hanno bisogno d'affetto. Di entusiasmo. Loro danno disponibilità totale. Posso fare un appello? Vogliamo bene all'Italia. Tutti. Basta con questi stupidi paragoni con il passato che fanno sentire inadeguati quelli di oggi: con la Nazionale c'è sempre il gioco al massacro", dichiara con fermezza il capo delegazione.
Le parole di Buffon rappresentano una chiara presa di posizione contro quello che viene percepito come un clima di eccessiva critica nei confronti degli attuali rappresentanti della maglia azzurra. L'ex numero uno juventino, forte della sua esperienza ventennale in Nazionale, mette in guardia dal rischio di minare la fiducia dei giocatori attraverso continui confronti con le generazioni passate.
Sul tema dell'allenatore, Buffon non ha dubbi e difende apertamente la scelta di Gattuso alla guida tecnica della squadra. "Rino è il ct giusto, è la figura migliore che si potesse scegliere. Le critiche ingiuste vengono soprattutto da fuori. E io che in Nazionale ho giocato vent'anni so una cosa: l'Italia vince soltanto se si fa gruppo. Proprio quello che Rino sta creando. Poi se si sbaglia, bene, si valutano le colpe e tutti a casa. Ma prima no, per favore...", spiega Buffon, evidenziando come il lavoro dell'ex centrocampista del Milan si stia concentrando proprio sulla coesione del gruppo, elemento che lo stesso capo delegazione identifica come fondamentale per il successo della Nazionale.
La difesa di Gattuso appare tanto più significativa in quanto proviene da chi ha vissuto dall'interno le dinamiche della squadra nazionale per due decenni, conoscendone i meccanismi e i fattori che possono fare la differenza tra successo e fallimento. Buffon chiede sostanzialmente di valutare l'operato del commissario tecnico solo a risultati acquisiti, e non sulla base di giudizi anticipati o pregiudizi.
Infine, interrogato sulla possibilità di una terza esclusione consecutiva dalla fase finale del Mondiale, scenario che sarebbe drammatico per una nazionale dal blasone dell'Italia, Buffon risponde con pragmatismo e concentrazione: "Al dopo pensiamo dopo. Il focus ora è soltanto la partita". Una risposta che testimonia la volontà di non distrarsi con speculazioni sul futuro, mantenendo l'attenzione esclusivamente sull'impegno immediato.
Le dichiarazioni di Buffon arrivano in un momento delicato per la Nazionale, chiamata a dimostrare sul campo il proprio valore e a conquistare la fiducia di un pubblico che, dopo le delusioni recenti, appare diviso tra speranza e scetticismo. L'appello del capo delegazione rappresenta un invito a ritrovare quell'unità d'intenti tra squadra, tifosi e media che storicamente ha caratterizzato i momenti migliori del calcio italiano, quando l'intero Paese si stringeva attorno alla maglia azzurra.
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