Il fischio finale della gara tra Termoli e Sora, conclusa con un pareggio a reti inviolate, ha lasciato nello stadio un misto di frustrazione e orgoglio. A raccogliere le sensazioni del campo è stato mister Fulvio D'Adderio, tecnico dei giallorossi, che non ha nascosto il suo rammarico, pur riconoscendo l’impegno profuso dai suoi. La sua analisi è un ritratto schietto e appassionato della difficile situazione in cui versa la squadra, una battaglia che si combatte ogni domenica contro i limiti e la sfortuna.
Il commento a caldo dell’allenatore si è aperto con una nota di profonda amarezza: "siamo certamente incavolati, siamo dispiaciuti," ha dichiarato, ma ha immediatamente virato sul lato positivo, ovvero l'atteggiamento dei calciatori. Aveva chiesto alla squadra, pochi istanti prima di scendere in campo, tre elementi fondamentali: "umiltà, aiutarsi e cercare di in campo di sostenerci." Un appello che, a suo dire, è stato accolto e onorato fino all'estremo limite del novantesimo minuto.
L'elogio all'abnegazione dei ragazzi è stato forte e senza riserve. D’Adderio ha sottolineato la dedizione totale, una caratteristica che il gruppo non ha mai fatto mancare. "Devo riconoscere a questi ragazzi che hanno dato l'anima fino all'ultimo minuto," ha affermato, specificando che tutti hanno corso e lottato senza risparmiarsi. Ha insistito sul fatto che le loro prestazioni si spingono "sempre oltre il dovuto," un concetto che per lui significa superare costantemente il proprio limite. Sebbene la squadra possa avere delle lacune oggettive che si manifestano in diverse fasi del gioco, l’impegno non è mai in discussione.
Tuttavia, la performance, pur encomiabile sul piano dell’intensità, non è stata sufficiente a sbloccare il risultato contro una squadra ben organizzata come il Sora, capolista del campionato.
Il problema più pressante, secondo l'allenatore, non è circoscritto alla singola partita, ma affligge la squadra da tempo: la mancata realizzazione. Quando gli è stato chiesto se fosse mancato solo il gol, la risposta è stata tagliente: "non è che è mancato oggi, manca un po' da sempre." Questa cronica carenza offensiva ha caratterizzato molti dei pareggi ottenuti, partite nelle quali i risultati sono stati agguantati con fatica (rimonte o vantaggi persi a causa di "un'ingenuità"). Nonostante questo, D'Adderio ha evidenziato l'aspetto positivo del non aver subito gol in quest'ultima sfida, un piccolo passo avanti su cui costruire il prossimo successo.
Un capitolo a parte è stato dedicato al sostegno incondizionato del pubblico termolese. Il Mister ha espresso un sentito dispiacere per l'incapacità della squadra di ricambiare l’affetto: "ho sentito 90 minuti di incitamenti e però non riusciamo a ricompensarli." Questo stato d'animo, ha specificato, è condiviso da tutti i ragazzi dello spogliatoio.
Tuttavia, è sul suo ruolo e sul suo impegno personale che D'Adderio è stato più esplicito e veemente. Ha liquidato ogni possibile retorica con una dichiarazione che non ammette fraintendimenti: "non sono venuto qua per mandare i baci ai tifosi, non sono il tipo," respingendo con forza l'idea di conquistare il favore della piazza con lusinghe o promesse vuote. Il rispetto che porta alla società e ai suoi giocatori si manifesta unicamente nel "lavoro".
Il tecnico ha poi descritto la sua giornata tipo, un regime di lavoro estenuante che pochi possono immaginare: "lavoro dalla mattina alle 5:00 fino alla sera alle 5:00, se non basta e non sta bastando allungherò anche qualche ora in più." Un impegno che è lo stesso richiesto ai suoi atleti, i quali, a suo parere, non si tirano indietro. La sua dedizione è totale: "io sono pronto a fare qualsiasi cosa per il Termoli."
In conclusione della sua analisi sulla situazione attuale, il Mister ha usato una metafora potente e drammatica per descrivere la lotta della sua squadra, richiamando l'ambiente marino tipico della zona: "Stiamo nuotando con l'acqua alla bocca." L'immagine è quella di un gruppo che combatte per la sopravvivenza in un mare agitato, nel quale "se vengono poi i cavalloni prendiamo acqua" e si rende necessaria la ricerca di un "salvagente" per rientrare a riva. Il monito è chiaro: bisogna trovare un modo per "far quadrare i conti," perché è ciò che la città e la storia del Termoli meritano.
Guardando alla prossima settimana in vista della trasferta contro il San Mauro, D’Adderio ha indicato la strada da seguire: mantenere l'intensità ma correggere le ingenuità. La squadra avversaria, come tutte quelle affrontate finora, è "certamente organizzata" e dotata di buoni giocatori, proprio come lo era il Sora.
La chiave per il futuro è non ripetere gli errori del passato, come "i primi 20 minuti di Fossombrone," che costarono un gol evitabile. Per affrontare la prossima sfida, il tecnico ha citato l'aforisma di un suo vecchio maestro, un allenatore saggio che ha vinto campionati importanti: "le vittorie si costruiscono con il pareggio." Un concetto che non significa accontentarsi del punto, ma comprendere che "se tu stai 0-0 puoi vincere anche al 95°."
Questo pareggio, dunque, non deve essere un punto d’arrivo, ma una base da cui ripartire. La settimana di preparazione non subirà stravolgimenti rispetto alle precedenti: "lavoro, impegno e forza" sono le uniche parole d’ordine che guidano il Termoli 1920 verso la prossima cruciale battaglia sportiva.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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