La Gelbison incassa una dolorosa sconfitta casalinga (la quarta stagionale) per mano del Messina, che espugna Castelnuovo Cilento con il punteggio di 0-1 grazie alla rete di Saverino. L'allenatore rossoblù, Massimo Agovino, non nasconde la sua profonda frustrazione, ritenendo il risultato ingiusto e analizzando con estrema lucidità le lacune della sua squadra.
Agovino ha subito manifestato il suo disappunto per l'esito della gara, sottolineando il dominio della Gelbison nel secondo tempo, senza però riuscire a concretizzare.
«Sconfitta immeritatissima, nel secondo tempo ci siamo stati soltanto noi in campo», ha tuonato il tecnico. La difficoltà maggiore risiede però nella fase di finalizzazione e nell'incisività offensiva, una realtà che l'allenatore non può ignorare: «Purtroppo davanti si fa fatica e la realtà bisogna accettarla».
Il problema è strutturale e legato alle assenze e alla composizione dell'attacco. Agovino ha evidenziato la precarietà del reparto, affidato a giovanissimi: «Giochiamo con un 2007 in attacco, che sta facendo quello che può e dobbiamo ringraziarlo». La mancanza di alternative e di mestiere è evidente: «Quando siamo avanti la palla ci ritorna indietro, non siamo incisivi offensivamente, non abbiamo peso o struttura per reggere il confronto, ma nonostante ciò nel secondo tempo credo che avremmo strameritato questo punto».
Il tecnico ha liquidato la prestazione degli avversari come estremamente difensiva: «Abbiamo preso un tiro e mezzo in porta, una parata di Samba nel primo tempo e dei cross, la partita del Messina è finita qui».
Agovino ha ammesso di attraversare un momento di grande sfortuna e di dover fare i conti con i limiti attuali della squadra: «Ci dice tutto male in questo momento, però deve prendere coscienza di quello che siamo, ovvero in grande difficoltà».
Il nodo cruciale resta l'attacco, specialmente senza i titolari: «Con gli attaccanti strutturati – prosegue il tecnico – ci ho giocato poco in carriera, ma manca il mestiere. Fin quanto si può reggere così con un 2007? Mancando Piccioni e Ferreira, come domenica scorsa, la palla torna indietro e non c’è modo di tenerla». Questa carenza ha reso vani gli sforzi sulle fasce: «Nel secondo tempo abbiamo fatto 15 cross inutilmente, attaccando per linee esterne da destra o sinistra con Semeraro e Liurni». L'ammissione è netta: «Ammetto di essere molto preoccupato».
Il tecnico ha poi riflettuto sulla posizione in classifica, che si fa sempre più critica, soprattutto considerando i risultati delle dirette concorrenti: «Sotto stanno vincendo un po’ di squadre e la classifica fa paura». L'appello è a un cambiamento immediato: «Oggi siamo questi e bisogna accettarlo, ma dobbiamo darci una svegliata».
Al termine della gara, Agovino ha scelto di confrontarsi con la tifoseria, un gesto che evidenzia la sua volontà di non sottrarsi alle responsabilità. «Loro vanno rispettati, stavano ancora a sostenerci dopo avere perso due gare di seguito in casa», ha raccontato. «Gli altri allenatori scappano, io sono stato lì ad ascoltarli».
Il tecnico ha confermato il malcontento generale, ma ha trovato anche una parziale comprensione: «Sono infelici di quello che vedono, ma forse alcuni hanno capito le difficoltà». Il paragone con le stagioni precedenti è impietoso: «Si tratta di uno degli anni peggiori della Gelbison, che quando ho affrontato la scorsa stagione con la Sarnese sembrava una macchina da guerra».
Agovino ha infine toccato le problematiche tattiche contro il modulo difensivo del Messina, schierato a blocco basso. «Quando attaccavamo – chiosa Agovino – eravamo con più uomini rispetto a loro, ci arrivavamo con i quinti, i trequartisti e la punta centrale». Per scardinare queste difese è necessario un approccio diverso: «C’è bisogno di pazienza e palleggio per farli venire fuori e stanarli, cercando poi la parità numerica in avanti che abbiamo trovato ma con poca qualità».
La conclusione è un bilancio amaro sull'impegno profuso dalla squadra: «Questa squadra dà l’anima, lo dissi anche dopo il 2-6 col Savoia. I giocatori stanno dando tutto, ma quel tutto è poco». L'unica strada per uscire dal tunnel, per Agovino, è una sola: «Dobbiamo ripartire da un’unica cosa, il mercato».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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